"Assoluzione": un thriller psicologico tra Zurigo e i confini dell'umano

08 Agosto 2026.
La Biblioteca di Aprica ha ospitato la presentazione di Assoluzione, romanzo di Federico Simonati, secondo appuntamento del ciclo dedicato per l'estate 2026 al giallo e al thriller. A condurre la serata, in una formula insolita, Paola Trotti, volontaria e responsabile delle attività letterarie e culturali della Biblioteca, insieme a Fausto Della Moretta, appassionato di giallistica.

L'autore: dall'aula di tribunale alla scrittura

Milanese classe 1988, avvocato penalista dal 2018, Simonati ha raccontato come la scrittura sia nata come spazio complementare alla professione forense, vissuta fin dagli esordi con un certo disagio verso i limiti di quel mondo. Da avvocato si occupa quotidianamente di criminalità e diritto penale; da scrittore, di ciò che quella professione non gli lascia spazio di elaborare fino in fondo: la complessità della psiche umana. Il mondo legale, per come lo descrive, fatica a cogliere la dimensione umana ed empatica di chi vi entra in contatto — un limite che ritrova, non a caso, anche nel modo in cui i medici del suo romanzo si rapportano ai pazienti. Non a caso Simonati tiene anche corsi di formazione per avvocati sulle tecniche narrative applicate alla pratica forense, convinto che il processo penale abbia la stessa struttura di una trama letteraria.

Simonati ha definito la propria scrittura come thriller psicologico a vocazione letteraria, rifiutando le etichette rigide di genere e rivendicando l'influenza del gotico nello stile evocativo e nella costruzione degli ambienti, che diventano specchio dell'animo dei personaggi. Tra i suoi riferimenti letterari ha citato Guido Morselli, Philip Roth, Don DeLillo, Cormac McCarthy e Michel Houellebecq, sottolineando la propria formazione da autore "artigiano", cresciuto a partire dal racconto breve prima di approdare al romanzo.

Il libro: due storie, un unico filo di angoscia

Assoluzione intreccia due vicende parallele: quella di un bambino ritrovato afasico lungo un'autostrada e ricoverato in ospedale, e quella di uno schizofrenico pericoloso evaso da un ospedale psichiatrico giudiziario. Le due storie si svolgono nei dintorni di Zurigo, scelta non casuale ma omaggio alla città che ha dato i natali alla psicanalisi moderna e alla celebre clinica del Burghölzli, già citata nel precedente romanzo dell'autore.

Al centro dell'opera non è tanto l'intreccio poliziesco quanto l'indagine sul rapporto tra queste due figure agli antipodi, e più in generale sul fallimento dei legami umani — familiari, professionali, acquisiti — incapaci di colmare le mancanze più profonde di ciascuno. Uno stile denso di aggettivazione, spesso costruito per contrasti, restituisce un'atmosfera cupa e claustrofobica che accompagna il lettore senza mai offrirgli certezze, fino a un finale volutamente aperto.

Durante il dialogo con il pubblico, Simonati ha anche anticipato il suo prossimo romanzo, questa volta autobiografico e scritto in prima persona, dedicato ai casi più complessi della sua carriera forense, in uscita a fine novembre.

Una serata densa, capace di intrecciare letteratura, diritto e psicologia in un confronto sincero con l'autore.